Per scrivere questo testo non attingo a enciclopedie, wiki o dati, ma solo a ricordi. Il film (la situazione) di cui parlerò lo ricordo così. Stalker (pronuncia russa “staljker”) è una pellicola di Andrej Tarkovski che si basa a grandi linee sul romanzo dei fratelli Strugacki “Picnic sul ciglio della strada”. La fantascienza russa aveva assunto, nella lunga fase sovietica, un chiaro valore di critica sociale. In definitiva, scrivendo di fantascienza certe cose si potevano dire, all’interno di un romanzo più o meno realista ciò sarebbe stato molto più difficile (pericoloso per l’autore). Ma Stalker è davvero una “critica sociale” o del sistema? Stalker, ovvero la guida, conduce uno scrittore in crisi dentro un abbandonato territorio di boschi e acque detto “la zona”. La zona ha subito un mutamento a causa di eventi che, si dice, l’hanno contaminata, cambiandola. Si tratta di radiazioni o di qualche altra diavoleria piovuta dal cielo? Non ricordo, e non importa. Ciò che importa in questo misterioso film è il fatto, dichiarato, che la guida si sia messa a disposizione dello scrittore in difficoltà affinché quest’ultimo possa raggiungere (scegliere?) la felicità.
Ecco quindi una prima considerazione (mia) sul significato del film: la felicità, e il tentativo di raggiungerla, è una scelta?
La felicità. Si afferma che sia rara, e sfuggente. Importa l’anelito, più che la realizzazione. Coloro che rinunciano, viene adombrato, si garantiscono anche l’assenza dal dolore.
Il dolore. L’insoddisfazione. La dimenticanza dell’essere. Se essere significa vivere (scegliere la vita), questa scelta, si presume, dovrebbe tenere lontano da chi sceglie il dolore.
Che cosa provoca il dolore dell’anima? La non realizzazione di certe aspettative? Quali aspettative? E perché dovremmo avere delle “aspettative” invece di considerare la vita come un libero flusso di eventi che DIMENTICANO, OBLITERANO qualsivoglia scelta?
Se riteniamo di essere stati “buttati” nella vita senza la possibilità di sceglierla (o meno), qualsiasi tipo di scelta presuppone un possibile dolore.
Ma allora, nel film di Tarkovski, perché c’è una guida che conduce un essere che sceglie dentro un territorio che potrebbe regalare la felicità, ma anche un profondo dolore?
In realtà, potrei interpretare il film (e Stalker, la guida) come l’unica possibilità di REALIZZARE una vita, ossia di scegliere.
Quindi, la scelta, anche se comporta un rischio, diventa l’unica possibilità di raggiungere davvero la felicità.
La felicità viene allora data da una scelta che una guida e un territorio di boschi e acque (lo Stalker, la zona) mettono a disposizione della nostra anima (il nostro essere). L’anima è costretta a scegliere il (un) proprio significato da ricercare, perseguire per sfuggire all’incertezza dell’essere.
L’incertezza dell’essere (chi sono, e perché sono quello che sono?) è superata dal momento in cui si sceglie un (pericoloso) percorso che, ci dice la guida, ci suggerisce il territorio di boschi e acque, è il percorso proprio (unico) di quell’anima in grado di (determinata a) scegliere (vivere, immaginare un proprio territorio, un percorso che abbia un significato).
Ps. Per “anima” qui si intende l’insieme di mente e corpo, ovvero il “sé”.
Ps. del ps. di quanto appena mandato: la felicità che possiamo raggiungere consiste nella NON incertezza dell’essere, ovvero nella personale, propria (unica) costruzione (interpretazione, immaginazione) di un mondo, universo, territorio proprio; proprio perché ha (assume, gli è stato dato) un significato.
Sergej Roic